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L'arte a costo zero

Un urinale mancante con la scritta Duchamp was here
Duchamp è stato qui

Alessandro Girola, su Plutonia Experiment, riflette sugli effetti della sovrapproduzione di arte causata dalla tecnologia digitale e si domanda quali possano essere le conseguenze. Ho scelto di farne un articolo qui visto che il mio commento sarebbe risultato maleducatamente lungo. Ho scritto precedentemente qualcosa sullo stesso argomento, ma difendendo questa possibilità senza pensare alle conseguenze. Ciò perché è difficile fare previsioni in questo senso, visto che non abbiamo molti elementi a disposizione e perché altri esempi solitamente additati sono, secondo me, leggermente fuorvianti.

Ad esempio, Alessandro Girola fa un paragone che credo inesatto: quello con la musica. Nel settore della musica la situazione era diversa rispetto a quello dell'editoria perché stampare un cd costava uguale, al di là di quanta musica contenesse, mentre un libro con mille pagine ha un maggiore costo di produzione rispetto ad uno di trenta. Inoltre i guadagni erano tanto maggiori che i costi fissi, ovvero la creazione della musica in sé, erano meno rilevanti rispetto al fatturato ottenibile. Le case discografiche, quindi, vendevano album, spesso pieni di riempitivi, sia perché così potevano venderlo ad un prezzo più alto, sia perché era l'unico modo per diffondere una certa quantità di contenuti, visto che le radio erano comunque limitate da fattori fisici [1]. In altre parole il mercato della musica era gonfiato, tanto da risultare il primo dei mercati dell'intrattenimento, sopravanzando film e videogiochi. Il digitale, a parte la pirateria, in parte ha riportato il mercato ad una sua dimensione naturale, ovvero quella che i fan, potendo scegliere, sostenevano, in altra parte ha semplicemente spostato i guadagni dalla vendita delle registrazioni di musica [2] alle esibizioni dal vivo, che costituiscono buona parte dei guadagni per gli artisti professionisti.

Per l'editoria penso, invece, che la situazione sia diversa poiché vendere dei racconti in formato scritto è proprio antieconomico, considerati anche i margini minori, mentre in campo digitale può essere competitivo. Pertanto l'arrivo del digitale potrebbe aumentare il mercato, specialmente in Italia dove non esiste una grande tradizione del romanzo e le case editrici sono spesso accusate di essere poco innovative.

Le differenze sono anche evidenti in un altro senso, questa volta negativo, nessuno pensa che registrare una canzone o un video sia semplice ed economico, se non altro per il costo degli strumenti e la necessità di coinvolgere più persone. Invece creare un libro sembra poco costoso ad un neofita, sia perché tutti hanno scritto qualcosa a scuola, sia perché ciò che è dietro un libro è più nascosto di quello che è dietro un film [3]. É vero che il costo della creazione della musica è notevolmente diminuito, ma rimane, se non altro per la necessità di coordinare più persone, un'attività considerata impegnativa, mentre scrivere è un'attività solitaria.

Il problema della economicità coinvolge anche gli scrittori autoprodotti capaci, sebbene in maniera diversa. Molti, infatti, ritengono che si guadagni di più vendendo libri autoprodotti rispetto a quelli dell'editoria tradizionale. Ora ciò è non vero per un semplice costo nascosto: il tempo. É probabilmente vero che uno scrittore autoprodotto riceva più soldi dalla propria creazione rispetto ad uno scrittore tradizionale, ma fa anche molte più cose, come il marketing o il coordinamento dei lavori di editing e creazione delle copertine, e pertanto impiega molto più tempo. Il tempo usato vale in senso economico non solo perché è sottratto alla famiglia o al divertimenti, ma anche al lavoro primario, che molti scrittori autoprodotti [4] hanno. Tenendo conto di ciò, per molte persone probabilmente non converebbe autoprodursi, nel caso in cui esistesse una via tradizionale. Come in tutti i campi è spesso una questione di organizzazione, chi ha un'organizzazione migliore solitamente è più efficiente.

L'editoria italiana soffre per definizione ed è ritenuta, da molti, di bassa qualità perché non ha abbastanza soldi per supportare un ambiente letterario sviluppato come in altri Paesi. Ciò comporta che molti scrittori professionisti non possano vivere dei propri libri e di conseguenza hanno meno tempo per scrivere, il che porta ad una qualità dei libri nostrani minori rispetto a quelli stranieri. É un circolo vizioso che svantaggia tutti. L'autoproduzione, tenendo conto di quanto detto, potrebbe spezzare questo ciclo se, e solo se, portasse ad un rivoluzionamento delle case editrici, perché è chiaro che da soli i singoli, per quanto bravi, non possono competere con gli editori stranieri. La situazione potrebbe persino peggiorare, nel caso in cui le case editrici non riuscissero a sfruttare queste forme nuovamente appettibili di letterattura, lasciando così tutti i vari componenti del settore, dai editori agli scrittori, a barcamenarsi da soli tra mille impegni.

1. la disponibilità di frequenze []

2. che in buona misura divengono strumento di marketing per le esibizioni []

3. quando avete visto il making of di un libro? []

4. ma, in Italia, anche quelli tradizionali []

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