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Passato e futuro del web italiano

Lavagna con post-it
Frenetico lavoro

embra che qualcosa stia cambiando in Italia nel mondo delle startup[1][2][3], avvicinando il nostro Paese ai colleghi europei. Questo, però, ci porta comunque nella retroguardia mondiale, solo in una posizione meno negativa, perché è inutile nascondersi che le più importanti startup sono americane.

In realtà, se osserviamo cosa si muove, questo cambiamento sta portando italiani negli Stati Uniti, o in generale all'estero, più che creare qualcosa in Italia. L'unica differenza rispetto a quello che accadeva prima è che adesso invece di partire singoli esperti partono intere startup, si può definire un miglioramento ? E soprattutto, si può o deve fare qualcosa ? Il fenomeno in sé non è sorprendente, poiché è noto che, in un mercato con cui esiste libertà di movimento, persone e servizi tendono a concentrarsi in punti in cui esiste un vantaggio competitivo, nel nostro caso Stati Uniti per il mondo e (recentemente) Berlino per l'Europa. Se poi prendiamo in considerazione l'economia in generale sembra inevitabile, se i Paesi europei vogliono continuare a competere nel mondo[4. è una questione di numeri: Brasile, India, Cina e Stati Uniti sono semplicemente superiori in popolazione a qualsiasi Stato europeo, e secondo le previsioni presto anche Brasile ed India lo saranno in termini di valore economico; il Brasile ha già superato l'Italia nel PIL], una concentrazione a livello continentale, in cui la Germania, vista la sua forza economica e relativa autonomia culturale, non può che essere leader.

Poteva (può) accadere diversamente ? Un'analisi degli elenchi pubblici di startup[5][6][7][8] si rivela piuttosto impietosa. Storicamente sono nate e cresciute aziende in campi di monopolio naturale[9. consulenze, hosting, settore finanziario, ecc.], di una certa rilevanza come Dada, Aruba, MutuiOnline, e piccole gemme in settori hi-tech[10. Externautics, Mirial, Klers]. Questo è stato un percorso naturale a molte nazioni, la differenza è che in Italia non sono mai nate aziende con obiettivi internazionali, e nei Paesi europei in cui questo è accaduto sono state comunque sconfitte, a parte qualche eccezione. Questo scenario si è ripetuto con la nuova ondata[11. il cosiddetto 2.0], che in Italia ha visto la nascita di grandi gruppi solo in settori di contenuti localizzati[12. Populis, Blogo, Banzai, ecc.].

Una tale evidenza statistica, ed estesa a tutta Europa, lascia adito a pochi dubbi, si tratta di un problema strutturale che è difficile negare, ed è difficile capire. Non si tratta semplicemente di mancanza di fondi o di arretratezza culturale, semplicemente perché queste cose non sono vere, o non lo sono in dimensioni tali da giustificare questi risultati. La mia opinione, mettendo assieme quanto accaduto nei Paesi culturalmente isolati, come Giappone e Cina, è che ciò che è davvero mancato è un polo di aggregazione. In mancanza di esso quelli che avrebbero dovuto essere i leader locali sono volati in America oppure non hanno mai avuto una comunità in cui crescere. Forse se Skype fosse nato non in Estonia, ma in uno degli Stati europei maggiori, sarebbe stata un'altra Storia.

É dunque verosimile attendersi che il destino dell'Italia coincida con quello dell'Europa[13. esiste sempre la possibilità di uno Skype italiano, ma è chiaramente una ipotesi remota], l'alternativa sarebbe una totale sudditanza verso gli Stati Uniti.

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