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Privacy ed individualità

Una porta blu
Una porta sulla privacy

Luca De Biase pone una domanda interessante sulla privacy, che mi ha spinto a queste riflessioni.

Due mondi differenti

Il problema della privacy non è tanto nel concetto stesso, quanto nel suo significato pratico a seconda del contesto. Nella realtà fisica l'anonimità è la situazione normale, sia perché, a meno di casi particolari, nessuno può ed ha interesse ad identificarci. Sarebbe anche utile ricordarsi tutte ciò che abbiamo pensato e visto nella nostra vita, ma semplicemente non possiamo. Neanche le istituzioni possono controllare tutti, sia per mancanza di risorse sia perché sarebbe tutto manifesto. Non è così su internet, dove la normalità è essere registrati, avviene perché è necessario al funzionamento stesso del sistema[1. ad esempio, dobbiamo sapere l'IP di chi accede al nostro sito] e di conseguenza diviene semplicemente il modo più comodo.

Il fatto che la definizione di privacy poggi su di un paradigma difensivo, il diritto alla riservatezza, il diritto a non temere di essere registrato, la rende innaturale nel mondo digitale, dove ciò non ha semplicemente senso, dato che devo aspettarmi di essere registrato.

Se accettiamo questo ragionamento dobbiamo passare ad una definizione attiva, non quello da cui dobbiamo difenderci, ma ciò che dobbiamo difendere; la parola potrebbe essere individualità. Esistono, secondo me, due punti di vista da considerare: il pubblico a cui parliamo e il modo in cui veniamo visti.

A chi parliamo ?

Per capire cosa significherebbe rendere ogni nostra azione pubblica, non possiamo semplicemente immaginare l'esperienza di essere sempre su di un palco, ma dobbiamo anche pensare a cosa comporta vivere con un bambino.

Quando parliamo ad un pubblico generale ci sono cose che non diciamo, perché scorrette o semplicemente non pertinenti alla situazione in cui ci troviamo, in altre parole adottiamo una identità di gruppo[3. se dicessimo che il nostro lavoro fa schifo, probabilmente dovremmo anche cambiarlo].

Cosa accade, invece, quanto parliamo a nostro figlio ? Siamo sempre in privato, ma è un privato differente da quello "normale", noi siamo differenti. Non si tratta semplicemente del fatto che non possiamo dire certe cose ad un bambino, ma sopratutto del fatto che non vogliamo essere certe cose, vogliamo cambiare[4. Non solo non vogliamo bere di fronte a nostro figlio, ma probabilmente vogliamo bere di meno in generale].

La maggior parte delle persone, quando parlano dell'assenza di privacy, si soffermano su cosa comporti dover dire tutto a tutti, ma la prospettiva ignorata riguarda il non poter parlare unicamente alle persone di cui ci importa. Descriviamo lo stesso problema, ma questa angolazione ha un altro valore. Questo ci toglie la possibilità di cambiare, perché è attraverso queste relazioni che noi diventiamo nuove persone; senza riservatezza vivremmo non solo come gruppi, ma anche sempre uguali, sempre estranei alle persone vicino a noi. Detto in un altro modo: un conto è se nostra moglie sa che abbiamo avuto altre ragazze prima di lei, un altro è se vede ogni giorno le nostro foto con loro su Facebook o se sa che il nostro autore preferito lo ha suggerito la nostra terza ragazza.

Il problema non è solo avere molte identità, ma doverle vivere tutte assieme, non poterle dimenticare. Il problema non è solo chi siamo, ma anche chi non siamo più.

Un mucchio di dati

La seconda prospettiva da considerare riguarda le conseguenze di come le informazioni vengono presentate. Se vogliamo sapere che tipo è una persona solitamente chiediamo a qualcuno che la conosce bene, che si tratti di referenze di lavoro o personali. Cosa accadrebbe se chiedessimo a sua suocera, al suo amico d'infanzia che non lo vede da tredici anni o alla vicina di casa ? Avremmo un'immagine molto confusa, perché ognuna di queste persone ha una visione parziale di chi ci interessa, solo alcuni dati, che interpreta nel modo in cui gli consentono le sue possibilità.

Se vi dico che questa persona fuma una certa immagine si formerà nella vostra mente, magari inizierà subito ad esservi antipatica perché voi odiate il fumo ed anche di più se vi dico che il 30% delle persone che fumano sono violente[5. statistica inventata].

Se vi dico che questa persona fuma perché suo padre fumava, e quanto questi è morto, lui un giorno ha visto il suo accendino preferito ed ha iniziato a fumare, così, perché era triste, e fumare, in qualche modo, gli ricordava suo padre.

Se adesso vi cito qualche statistica negativa sui fumatori voi sarete molto meno portati ad avere un'opinione precisa su questa persona, perché non è più solo un dato, ma, appunto, una persona, che agisce per dei motivi, che ha una storia. Nel primo caso, anche se vi dico che il 40% delle persone che non fumano sono violente[6. anche questa è inventata], voi difficilmente proverete simpatia questa persona, perché non si prova simpatia per un numero. Anche se vi avessi detto che questa persona non fuma, non avrebbe fatto alcuna differenza perché non c'è alcun modo per umanizzare una serie di dati. Se guardiamo una persona attraverso un numero vediamo un numero.

Anche se una persona può essere rappresentata da una serie di punti su di un grafico ciò vale solo in un determinato contesto. Non è il modo sbagliato di vedere una persona, è semplicemente un modo che non ha senso, che non ha valore per capire come questa persona si relazioni con noi. Ma se questa è la prima, o l'unica, informazione che abbiamo, allora è su questa che faremo le nostre valutazioni.

Individualità

Un mondo senza privacy non è un mondo più trasparente, bensì un mondo senza individualità, in cui tutti perdono il controllo di come viene rappresentato ognuno di noi; non un mondo in cui una persona viene raccontata attraverso molte storie, ma in cui non esiste nessuna storia.

É questa la vera differenza tra agire nel mondo fisico ed agire in quello digitale, nel primo è naturale parlare con delle persone, nel secondo parlare con dati. Possiamo far finta di non discutere con una persona quando questa è di fronte a noi, e considerarla semplicemente una di loro, ma è una nostra scelta; su internet dobbiamo creare dei luoghi in cui mostrare una individualità, perché in questo ambiente essa non esiste naturalmente.

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