Vai al contenuto principale

Discorso del PM Isaias Pellegrino per la commemorazione del 18/04/2045

Il discorso di un politico futuro su di una tragedia dei nostri tempi

Buongiorno a tutti!

[Applausi del pubblico]

siamo qui per commemorare un fatto che mi riguarda personalmente, non solo nel senso che mi tocca come politico ed essere umano, ma nel senso che io ero lì. Allora. Quando questa tragedia si verificò.

Le prime cose che ricordo sono rumori... delle mani che mi traggono dall'acqua, pezzi confusi. Non veri e propri ricordi, ma piccole memorie qua e là.

Mi sembrava di ricordare anche una mano mentre scendo nell'oscurità che, da sott'acqua, mi riporta alla vita, ma in realtà ho poi scoperto che era un film. [Espressione “son cose che capitano”. Risate].
Quindi non mi ricordo nulla della vita di prima.

Il che è strano perché, avevo già sei anni quando ho attraversato il Mediterraneo e stavo per affogare.
Avevo già sei anni quando sono stato salvato dalla Guardia Costiera.
Avevo già sei anni quando sono stato adottato da una famiglia italiana.

Questa era la cosa peggiore, non ero semplicemente solo, non sapevo neanche cosa avevo perso. Molte persone nella mia situazione si sono lasciate travolgere, non dalla tristezza, ma proprio da questo vuoto. É una sensazione difficile da descrivere, è come se sapessi di dover aver una arto, ma di non poter nemmeno immaginare come dovrebbe essere. É una sensazione di perdita totale.
Fortunatamente mia madre mi disse una cosa che mi aiutò molto. Mi disse: «Dio ad alcuni chiede di donare la propria ricchezza, a te ha chiesto di donare la tua memoria. Così potrai fare tutto nuovo». La cosa mi fece parecchia impressione. Allora c'è un motivo !

Sapete, ho raccontato questa storia altre volte, e i cinici hanno detto: «non sapeva cosa dire e ha detto qualche banalità».

[Buuuh]

Ai cinici voglio dire… Beh innanzitutto voglio dire, sono italiano, nessuno tocchi mia madre!

[Risate]

Cosa puoi dire ad un bambino che è talmente solo da aver perso persino sé stesso ? Non puoi dirgli niente. Puoi solo amarlo.
Ed è questo che ha fatto la mia famiglia.
Ed è questo che ha fatto il mio Paese.
Ed è PER questo che io li amo entrambi a mio volta.

[Applausi]

Le belle parole non sono mai vuote, se pronunciate da belle persone, che ci credono.

[Applausi]

Le parole non sono altro che ponti tra le nostre menti e i nostri cuori. Dipende da chi ascolta l'effetto che hanno quando arrivano. Se hai solo un deserto dentro di te le parole non faranno altro che pettinare le dune.
Se invece credi in qualcosa, una parola può far crescere una rosa.

[Applausi]

Anche questa era una frase di mia madre.
Questo è vero amore materno, signori: mi aiuta persino a scrivere i discorsi.

[Risate]

Signori, sono accadute molte cose in questi trent'anni, ma la cosa più importante è che l'Italia ha recuperato la speranza. Questo spirito materno. Perché non puoi essere madre se non credi nel futuro.

[Applausi]

E ritengo che tutto ciò ha molto a che fare con la reazione che l'Italia ebbe in quei giorni.

Difatti trent'anni fa,
l'Italia aveva una delle più basse natalità d'Europa,
l'Italia aveva uno dei peggiori tassi di crescita del mondo,
l'Italia era un barcone alla deriva.

O come avrebbe detto Dante: «nave senza nocchiere in gran tempesta».

Credo che siano le piccole occasioni che fanno la storia di un uomo ed una nazione. Le grandi idee affascinano, ma alla fine sono le piccole scelte che determinano chi siamo.
Giorno per giorno.

Quando ero piccolo iniziai ad interessarmi di politica proprio per questo verso. Dante parlava della situazione politica italiana, e per la mia storia sapevo bene che una nave senza guida non è affatto una buona cosa.

L'Italia aveva tutte le buone ragioni per non accogliere persone come me, dato che in passato, dal mare, erano venuti gli schiavisti. I pirati barbareschi avevano messo in catene più di un milione di italiani. Tanto che ancora oggi esiste un Monumento dei Quattro Mori, a Livorno, che celebra una vittoria contro di loro.

In passato, dalla terra, erano venuti i barbari germanici, gli spagnoli, i francesi, gli austriaci, e molti altri a saccheggiare queste terre e distruggere la civiltà Romana e quelle civiche del Rinascimento.

I suoi stessi cittadini erano costretti ad emigrare, di nuovo, allora, per trovare fortuna all'estero. Spesso in Germania. [Buuuh]

E c'erano tutte le ragioni perché l'Italia diventasse meschina, proprio come la Germania di allora. Che guardava con disprezzo ai fratelli europei.

Allora, come duemila anni fa, la Germania poteva ricostruire l'Europa, ma scelse di provare a piegarla al suo potere. E quindi ha fallito. Ancora una volta, oggi come allora

No, non è stato il pugno tedesco a unificare l'Europa. É stato il cuore italiano.

[Applausi]

I tedeschi hanno sempre scelto la forza contro l'uomo, e non hanno mai creduto nella forza dell'uomo.
E tra l'altro, come avrei detto da bambino, Dante a Goethe gli sputa in faccia. Non c'è paragone.

[Risate]

Ed è per questo che siamo qui oggi.

Siamo qui per celebrare l'Europa, unita, non dall'odio, non dalla conquista, ma dall'accoglienza, dall'amore fraterno.

Trent'anni fa l'Italia ha fatto sua questa tragedia, usandola come fondamento della sua stessa rinascita. Non è stato semplice. Ma ce l'abbiamo fatta.

L'Italia si era perduta, come quel bambino, sentiva che le cose le accadevano, ma non sapeva come e cosa fare. Ma ha seguito il suo istinto di civiltà e si è ritrovata.

Io sono morto quel giorno, ma l'Italia ha dato una nuova vita a me e a sé stessa.

Ha deciso che poteva fare qualcosa, per dare un senso alla tragedia, e lo ha fatto.

Ha ritrovato la fiducia ed ha cambiato la storia d'Europa.

E dalle piccole occasioni, dalle cose che ci capitano, che si fanno le sorti di una nazione.
L'Italia in quei giorni di lutto decise di reagire.

E quindi oggi noi non piangiamo gli uomini che sono morti, ma celebriamo quelli che hanno potuto vivere. E questo il senso del commemorare le tragedie, non ricordare chi non c'è più o cosa sarebbe potuto essere, piuttosto è ricordare ciò che ci ha fatto continuare a vivere.

[Applausi]

O come direbbe mia madre, le cose brutte accadono, le cose belle le creiamo noi.


Un classico esempio di scrittura catartica, scritto dopo il primo famigerato naufragio degli immigrati. Si può discutere finché si vuole di cause e conseguenze politiche, che devono andare oltre la compassione. Ma non credo nessuno pensi sia male sentirsi semplicemente tristi.

Foto della copertina Hopefulness di Marina del Castell