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Il tuo migliore amico

La tecnologia aiuta, ma talvolta non aiuta tanto noi, quanto i suoi creatori

Guardò in vetrina e vide un robot, uno di quelli nuovi. Più intelligente, veloce, agile e a lunga durata dei precedenti modelli.

Come tutti quelli prima, del resto, pensò. Decise che non ne aveva bisogno, dopotutto il suo funzionava ancora bene, anche se eseguiva semplicemente gli ordini e non aveva iniziativa.

Iniziò a dirigersi verso casa quando incontrò un suo vecchio amico. Per una coincidenza era proprio con uno di quei nuovi robot.
– Ehi, Gio’ è un po che non ti si vede, dove sei stato ? – chiese con sincera curiosità
L’amico si fermò sorpreso per un istante – Ah, sei tu… Ho avuto molte cose da fare, sai… anche per sfruttare il mio nuovo acquisto. Sai come dice la pubblicità: diverrà il tuo migliore amico – disse indicando il robot.
– Ah è così ? Pensi che il robot sia meglio dei tuoi vecchi amici ? – fece ironico.
Ma il robot si intromise e disse con una voce naturale, ma monotona – infatti è così. So esattamente cosa vuole il mio – fece una pausa quasi impercettibile prima di girarsi verso Gio’ e scandire quasi la parola – amico. E la sua felicità è aumentata del 13%.
I due umani risero, ma noto che Gio’ rise un po’ troppo forte, come se ci credesse sul serio.

Gio’ riprese – sai mi aiuta anche con le ragazze ! – esclamò entusiasta – proprio l’altro giorno stavo passeggiando per i fatti miei quando vedo una ragazza e gli do un’occhiata rapida. Bella ragazza mi dico – iniziò a muovere le mani e il corpo come se stesse rivivendo la scena – ma non è che penso di fare niente. Sai com’è, vedi una ragazza ma non sapresti cosa dire...

L’amico notò che lo diceva come se cercasse di giustificarsi per una mancanza, ma si limitò ad annuire. Sapeva bene di cosa stava parlando, capitava a tutti gli uomini.

– ...Quando all’improvviso Rob qui – indicò il robot – parte e si mette di fronte alla ragazza dicendo…

– ...Il mio amico ti trova molto interessante, ha qualche minuto per conoscerlo ? – lo interruppe Rob continuando la storia al posto suo.

Gio’ rise – esatto! E la ragazza rimane stupita per qualche istante e poi dice di sì! Riesci a crederci ?

Lui faceva fatica a crederci – Incredibile – disse, e lo pensavaa davvero – allora, se funziona così bene quasi quasi me lo faccio anch’io – continuò accennando un sorriso. Sapeva che era questa la reazione che Gio’ si aspettava, ma non poteva evitare di provare una strana sensazione.

– Dovresti proprio ! – rispose subito Gio’, ancora più carico di entusiasmo. Fece per continuare, ma Rob lo interruppe – scusate,  dobbiamo andare se vogliamo fare in tempo per la cena, amico –  ancora una volta ripeté quella parola con una strana enfasi.

Non sapeva come reagire, si limitò a un  – va bene, ciao – mentre vide i due andare via. C’era qualcosa di strano in quel robot, come se fosse uno di loro. Ma forse era il suo innato cinismo a farlo sospettare di tutto.

Fece qualche passo, poi si fermò e torno indietro verso il negozio.

Si fermò di nuovo e si sedette su di una panchina. Tirò fuori lo smartphone e chiese – cosa puoi dirmi del nuovo modello di robot della Apple ?
L’assistente rispose – è un modello pensato per comprendere lo stato d’animo e fornire supporto emozionale. Come rappresentato dal suo slogan il tuo migliore amico.
Ho incontrato un mio amico con uno di quelli e sembrava quasi… – esitò incerto – che fosse controllato da quel coso. Parlava al suo posto…
L’assistente lo precedette – lo interrompeva e gli diceva cosa fare, vero ?

Sì, proprio così! – urlò, quasi, l’uomo – come fa una persona a farsi controllare da una macchina ?
– Sembra incredibile ad una persona razionale come lei, signore, ma molte uomini comuni sono facilmente preda di semplici manipolazioni emozionali».
– Tutto quello di cui io ho bisogno è di qualcuno che mi ricordi cosa devo fare. A me non serve un amico robotico, ma solo…
Lo interruppe lo smartphone, ripetendo il suo slogan – il miglior assistente elettronico...
– …perché Google conosce tutto ciò di cui hai bisogno – continuò l’uomo.

Soddisfatto di sé l’uomo riprese a camminare.

Un agente virtuale intelligente non è capace di provare soddisfazione, ma non ne ha bisogno per fare il suo lavoro. Gli servono solo algoritmi in grado di imparare quali tecniche funzionano meglio su ogni soggetto per continuare a farlo rimanere un fedele cliente Google. Sottili alterazioni della percezione, suggerimenti occulti, tutto poteva funzionare. Ascoltando il suo soggetto, oggi aveva imparato che facilitare l’incontro di nuove ragazze avrebbe aumentato la possibilità di mantenere il cliente del 2,27%, ma nel frattempo l’adulazione sarebbe comunque bastata