Vai al contenuto principale

Io non ho paura

La reputazione di un bambimo può segnare la vita di un uono

Da piccolo stavo giocando con mio fratello, nel parco, quando vedemmo un lupo avvicinarsi a noi. Aveva lo sguardo basso e camminava lentamente. Il mio fratellino lo aveva visto per primo, aveva lanciato un urlo, stava per correre via, ma io lo fermai dicendogli che non bisogna correre di fronte agli animali, altrimenti ti inseguono. Mio fratello rimase immobile, ed anch'io, fino a che il lupo, sempre guardingo, passo oltre di noi.

Corremmo subito da voi a raccontare la nostra avventura. Io ero orgogliosissimo di me stesso e quando mi chiedeste come avevo fatto a rimanere così calmo io dissi: «io non ho paura». Ora, col senno poi, era chiaro che quello non era un lupo, non c'erano lupi dalle nostre parti, era probabilmente un grosso cane che passava di lì verso casa.

E, ovviamente, non era neanche vero che non avessi paura. Volevo correre via, solo che avevo paura che mio fratello rimanesse indietro e fosse mangiato. E poi avreste dato la colpa a me. Quindi, in realtà, avevo doppiamente paura, del cane e dei miei genitori.

Però quella frase è rimasta con me, da allora. Così come quella storia, che è stata raccontata centinaia di volte nella mia scuola.

Ero il bambino che non aveva paura.

Anche voi lo raccontavate in giro, e non solo, conoscenti vari, incontrati per strada o ai negozi vi facevano i complimenti per quel vostro figlio coraggioso. Era un piccolo paese, il nostro, e alla gente piaceva che ci fosse una piccola leggenda locale di cui parlare.

Ho continuato a ripetermela, negli anni di seguito, quando gli altri bambini mi sfidavano per provare se davvero ero così coraggioso come si diceva. Quella frase divenne il mio mantra, ripetuto spesso, anche, se non sopratutto, a sproposito. Ricordo una volta, anni dopo, prima dell'interrogazione programmata di una professoressa temutissima, francamente sadica, per cui tutti erano tesi.

Mentre gli altri discutevano di quello che avevano studiato e si facevano domande per esseri sicuri di essere pronti, io non avevo studiato niente per cui non sapevo cosa dire. Ma non volevo sembrare stupido, per cui ostentai sicurezza e quando mi chiesero perché non ripassassi dissi semplicemente: «Io non ho paura». E tornai a guardare il telefonino.

Dietro di me c'era la professoressa: «ah, davvero ? Allora potresti venire tu». Ma la mia faccia di bronzo era allenatissima, scrollai le spalle e dissi unicamente: «se vuole», con assoluta noncuranza.

La professoressa mi guardò come se fosse incerta del mio bluff, poi decise di interrogare qualcun altro. Te l'ho detto che era sadica, no ?

In realtà ero terrorizzato, ma andò bene anche allora e la mia fama si diffuse anche al liceo. Questa volta aveva anche aspetti positivi, con le ragazze, ma non ti racconterò certo di queste cose.

Quindi, mamma, ti dico che io non ho paura.

Non è vero, ma ce la farò anche questa volta. Ho battuto la Massini, batterò anche il cancro.


Lo ammetto, il finale è un po' da M. Night Shyamalan, ma onestamente ero più interessato ad un brevissimo che parlasse delle piccole storie dei bambini e come portano alla vita adulta. Non so ce sono riuscito, comunque: cancro!