Praticamente tutti i Paesi sviluppati, e anche quelli in via di sviluppo, hanno una bassa natalità. Sembra che sia un destino universale verso il quale tutti i Paesi si avviano. Il mondo intero dovrebbe smettere di cresce entro questo secolo e rimanere sotto alla fatidica soglia di 2.1 nati per donna, che è il tasso minimo per mantenere la stabilità della popolazione.
Apparentemente i motivi sono chiari:
- Secolarizzazione. Il calo dell’influenza religiosa riduce la pressione sociale verso la procreazione come dovere morale
- Il costo opportunità. In una società agricola, un figlio era forza lavoro, mentre in una società urbana e avanzata, un figlio è un costo, in denaro, e richiede la risorsa tempo, che viene sottratta ad altre opportunità
- L’istruzione femminile. Questo è un fattore più impattante. Più le donne studiano e lavorano, più ritardano l’età del primo figlio. Ritardando l’inizio, si riduce la “finestra biologica” e il numero totale di figli.
Il caso della Francia
In realtà, come molte cose che “si sanno”, sembrano spiegazioni frettolose.
Innanzitutto perché il primo Paese in cui si è verificato questo fenomeno è stata la Francia, durante il XIX secolo. Ben prima che la Francia fosse industrializzata, l’istruzione femminile estesa e la secolarizzazione così diffusa.
Interessante anche il fatto che non fu questa la sola causa del declino francese, perlomeno relativo alla Germania, ma fu certamente un fattore. Se a inizio del secolo la Francia rivoluzionaria aveva la forza demografica di (quasi) dominare l’Europa, alla fine arrancava in tutti sensi dietro alla Germania e agli altri rivali, mancando di uomini, idee e mezzi.
Così come è vero che l’Antica Roma arrivò a dominare il mondo conosciuto anche perché l’Italia era il centro demografico d’Europa, la Francia aveva dominato l’Europa nel medioevo e fino all’epoca moderna perché era il Paese più popoloso. Fino all’inizio del XVIII secolo, la Francia aveva più abitanti della Russia, alla fine la Russia l’aveva superata; adesso ne ha circa la metà.
Il caso francese smentirebbe quindi tutte e tre le motivazioni. E, volendo, anche il caso dell’Antica Roma, che vide una continua diminuzione delle nascite, lamentata addirittura dal primo imperatore, Ottaviano Augusto. D’altronde è anche vero che la sociologia non è la fisica, se questi fattori spiegassero il calo demografico in tutti gli altri Paesi, tranne la Francia, allora si potrebbe sorvolare su questa eccezione. Il punto, però, è che non mi pare sia così.
La Secolarizzazione e la Cultura
La Chiesa francese era meno influente che in altre nazione cattoliche, ma difficilmente si può dire che lo fosse di meno che le Chiese protestanti, per loro natura politica, sottomesse al potere statale. Comunque ci sono persino controesempi migliori: tutti i Paese non-occidentali. La caduta della natalità colpisce anche Paesi islamici od orientali.
I Paesi orientali sono addirittura considerati spesso socialmente atei, ovvero luoghi dove la religione non ha mai avuto grande influenza sociale per questioni politiche e filosofiche. Difatti le religioni orientali sono rimaste simili a quelle precristiane: sottomesse allo Stato e immanenti, cioè che parlano del mondo naturale. Non influenzano quindi costumi e i comportamenti cercando di cambiare la società. Direi quindi che la “scusa” della secolarizzazione non regge.
Il costo opportunità
Se la secolarizzazione mi pare da cassare come spiegazione, quella del costo opportunità è certamente complessa da analizzare. La correlazione tra ricchezza e fertilità ha diverse fasi:
- un’economia a livello di sussistenza porta a stagnazione
- la crescita della ricchezza dovuta all’inizio dell’industrializzazione conduce a un’esplosione demografica
- raggiungere lo stato di Paese sviluppato porta a un declino
- raggiungere una ricchezza elevata rialza leggermente la natalità, anche se comunque sotto la soglia dei 2.1 figli per donna
Insomma l’economia influisce certamente nella misura in cui restringe le possibilità materiali delle società. La popolazione stagna quando la gente muore di fame, o comunque si preoccupa di ogni pasto. La popolazione esplode quando il cibo è assicurato, ma la gente è educata ancora alle regole di quando si moriva di fame. Quando una generazione è nata secondo le regole del mondo industrializzato i figli diventano una scelta, e quindi si può anche scegliere di no. Ma sopratutto si può perdere troppo tempo a scegliere il momento adatto, fino a che si perde il momento.
Le statistiche variano da Paese a Paese, ma sostanzialmente le donne hanno circa 1 figlio in meno di quelli che vorrebbero. Accade perché si ritiene che manchino i soldi necessari a permettere ai figli di avere successo, perché si inseguono altre cose, perché si pensa di non avere il compagno adatto. Tutte cose che potremmo racchiudere nel concetto di costo-opportunità: convengono di più altre scelte.
Questa mi pare la spiegazione più solida, l’unica veramente confermata dai dati e compresa, nel senso che ne conosciamo l’impatto e in parte sappiamo anche come affrontarla. Dico questo perché alcuni Paese di grande ricchezza riescono a risollevare relativamente la natalità con interventi mirati e molti investimenti. Non direi che comprendiamo pienamente questo fattore, visto che comunque anche i Paesi che mettono risorse e volontà politica non recuperano il figlio mancante, però ci avviciniamo.
L’istruzione femminile
Esiste una correlazione inversa tra istruzione femminile e fertilità, più aumenta l’educazione femminile più diminuisce la fertilità.

Questa correlazione mi pare solida, magari non assoluta, ma ragionevolmente visibile nei dati. Ho visto questa causa formulata anche nel senso più ampio di diritti individuali, ma credo sia più che altro per errore di terminologia, visto che per diritti individuali si intendono generalmente anche diritti politici. Diritti che sono in buona parte assenti in Paesi come la Cina, ma che subiscono comunque questo fenomeno. Definirei quindi questo fattore come libertà di autodeterminazione, intesa come libertà dell’individuo fare le proprie scelte senza pressioni esterne, siano esse leggi, norme sociali, tradizioni culturali o aspettative familiari.
Il problema è che oltre a una più o meno chiara definizione della causa, non sono chiari i meccanismi, né esattamente il suo impatto. Cioè, se possiamo dire che il costo-opportunità, spiega perché le donne hanno un figlio di meno di quelli che vorrebbero, non si capisce in che modo l’autonomia personale porti le donne a voler meno figli, né quanti ne tolga.
Non comprendiamo davvero il fenomeno
In sintesi una delle motivazioni note, non ha senso, una è relativamente compresa, l’altra sembra sensata in senso generale, ma non sappiamo misurarla, né definirla chiaramente.
Non comprendiamo davvero il fenomeno dalla caduta delle nascite, quindi, mi verrebbe da dire, siamo fregati. Sì, perché il calo demografico è una delle ragioni per cui la nostra economia va male, e il nostro sistema pensionistico è un tale fardello per il futuro della nazione. Oltre al fatto che la sproporzione di anziani rispetto ai giovani favorisce l’immobilismo politico: dato che sembra che potrà solo andare peggio, le persone (anziane) al potere preferiscono mantenere lo status quo, sperando di evitarsi sacrifici.
Il fenomeno non è certo ignoto, né è ignoto il suo impatto. Ed è anche globale, quindi anche se volessimo dire1 che i politici italiani non fanno nulla perché sono incapaci, questo non spiegherebbe perché i politici singaporiani non riescano a risolvere il problema. Secondo me, la terribile verità è che per questo, come altri fenomeni complessi del nostro tempo2, nessuno ha una soluzione, perché anche gli esperti non riescono a inquadrare il fenomeno.
Per mancanza di termini migliori, direi che sembra un problema olistico, relativo all’intera società, al modo in cui la organizziamo. Piuttosto che un problema che possa essere risolto con un approccio riduzionista, scientifico, suddividendo il problema e risolvendolo pezzo per pezzo. Non vorrei essere troppo banale, ma mi chiedo cosa pensassero gli esperti, la classe dirigente Romana, o quella Italiana del tardo medioevo, vedendo i primati svanire, i problemi accumularsi e la primazia scivolare via. Certamente non erano sciocchi, vedevano i problemi e si scervellavano nel cercare soluzioni, ma non ci riuscirono. Secondo me non basta come giustificazione dire che fossero civiltà morte, con persone prive di idee. Guardando con il senno di poi sembra semplicemente che i loro problemi fossero troppo grandi o perlomeno le soluzioni, poi trovate da società posteriori, troppo aliene per loro. Che stia accadendo anche a noi? Un bel pensiero per iniziare il nuovo anno!