Recensione di Mazzini di Giovanni Belardelli

Recensione di Mazzini di Giovanni Belardelli

Questa sarà la recensione del libro di Belardelli, quanto una riflessione su Mazzini stesso. Innanzitutto devo dire che ho trovato questo libro migliore di quelli di Denis Mack Smith che, se potete, vi consiglio di evitare. Dico se potete perché è sicuramente lo storico del risorgimento italiano che ha avuto più fortuna; ha scritto libri sia sui tre padri della patria che sul risorgimento in generale, sulla dinastia Savoia e la storia post-unitaria. Insomma per chi vuole approfondire la storia della fondazione d’Italia è difficile evitarlo. Il problema di Smith consiste nella sua abitudine a esprimere opinioni personali sull’oggetto dei suoi studi; ad esempio rivela una certa ostilità per Cavour, accusato di bassezza morale, sostanzialmente per la sua alleanza con la Francia che Smith, da buon inglese, non gradisce. Tale atteggiamento è ovviamente discutibile per uno storico1. Al contrario Belardelli si limita a criticare Mazzini, ovvero a osservare oggettivamente i suoi difetti. Ad esempio, quando rimarca che egli spesso mostrava una rocciosa ignoranza della realtà italiana, sia per il suo esilio che per sua personalità.

In difesa degli artisti mediocri

In difesa degli artisti mediocri

Penso, e sogno, più per idee che tramite immagini. Ciò nonostante mi capita di avere idee che possono essere espresse solo in forma grafica. La mia immaginazione visuale non è molto sviluppata nello stile: potrei avere una scrittura originale, ma anche se avessi iniziato a tre anni, non credo avrei mai avuto una visione originale. Non è tanto che concepisco solo immagini frankenstein1, pezzi di altre immagini, ma messi insieme in forma differente, piuttosto codeste sono le uniche che riesco a realizzare.

La libertà degli antichi paragonata a quella dei moderni

La libertà degli antichi paragonata a quella dei moderni

Ho tradotto, da una versione inglese, il testo di Benjamim Constant sia perché è un testo interessante, anche se non sempre condivisibile quando parla di Roma, sia perché tenersi in allenamento con le traduzioni è sempre divertente. Lo trovo interessante soprattutto per il suo modo di ragionare, radicato nella storia, che rivela spunti utili, come l’invenzione della vita privata, e cerca di scoprire le motivazioni per cui un sistema possa divenire inadatto o persino dannoso con il passare del tempo. Vista anche l’attuale crisi della democrazia europea può anche essere d’ispirazione.  

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